Luca Pancrazzi. "Ombre, proiezioni, ribaltamenti, vuoti improvvisi e inversioni"

a cura di Ilaria Mariotti
17 10.2020 – 29.11.2020 ma prorogata al 14.02.2021
inaugurazione: 17.10.2020

Luca Pancrazzi torna in Toscana per una mostra personale pensata per gli spazi di Villa Pacchiani. Una mostra che raccoglie installazioni, dipinti, fotografie, video, tappe essenziali, che, nel loro procedere, sostanziarsi, ribaltandosi e invertendo la rotta, costituiscono un percorso ricco e articolato.

Uno dei grandi temi rappresentati dal percorso è quello della costruzione di dispositivi attraverso i quali l’immagine viene costruita ex novo, tradotta da altri medium, trasferita, cancellata, proiettata.

Dispositivi che costruiscono l’opera attraverso il modo in cui essa viene recepita dal nostro occhio e dal nostro cervello, attraverso mancanze e proiezioni, trasmigrazioni e elaborazioni.

Per Pancrazzi il soggetto è un punto di partenza, l’opera si fa attraverso la sua percezione, il “cosa” è un fatto soggettivo perché la percezione è personale. Il dispositivo parte dall’oggetto e trasforma l’oggettività in fatto poetico e sensibile.

Pancrazzi frequenta i generi più tradizionali della pittura (la natura morta, il paesaggio) costruendo un percorso attraverso gli strumenti che consentono di mettere a fuoco il soggetto e la percezione di esso.

La mostra si apre con Città ideale (2008, mai esposto prima), una giostra di ombre, un paesaggio proiettato sulle pareti della prima sala che nasce da una serie di oggetti posati su un piano. Una tecnologia semplice, un diorama fatto di oggetti, di ombre e di luci che introduce all’idea di paesaggio, movimento, tempo, visione che sono alcuni dei grandi temi della ricerca di Pancrazzi in una mostra che si muove tra luce e ombra, tra pieno e vuoto, oggetto  e immagine.

L’oggetto fotografato, ritratto, fotografato, smontato, illuminato, allontanato e avvicinato attraverso la traduzione da scatto fotografico a gesto pittorico, sottratto o ingrandito, filtrato, parzialmente cancellato, si trasforma alla nostra vista, ci spinge a interrogarci su cosa è il reale e cosa la sua immagine sedimentata attraverso il tempo di esecuzione, di lavoro, di osservazione.

La sequenza di lentini contafili che viene usata per mettere a fuoco la polvere che si deposita progressivamente su un piano nel tempo di durata della mostra (Polvere contemporanea, 2019), una telecamera che è il soggetto del video che la vede smontata in pezzi (Skip Intro, 2003), una scala cromatica (Interno (Control Paches), 1991) sono gli strumenti effettivi, dipinti, rappresentati, ripresi che inquadrano il processo di visione di un oggetto e stabiliscono il rapporto con la sua rappresentazione.

Gli oggetti sono sottoposti a un continuo processo di trasformazione, dematerializzazione e traslitterazione: si dipingono le sole ombre proiettate (Shadowland, 2012), i vuoti (I pieni e i vuoti si assomigliano ma non nel numero, 1991) tradotti in velature bianche che compongono i paesaggi dipinti dove la natura che è anch’essa riflessione sull’artificio. 

In occasione della mostra verrà pubblicato il volume che accoglierà il percorso fotografico e altri lavori in stretta dipendenza con contributi di Ilaria Mariotti e Elio Grazioli.

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